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OLANDA. Il governo di destra vuole chiudere i coffeshop nei pressi delle scuole e vietarli ai turisti nella speranza di conservare la maggioranza al rinnovo del Senato. Critici i sindaci delle grandi città.
La coalizione di destra al governo, lo aveva promesso in campagna elettorale: «Se vinciamo, via i coffeshop», le celebri caffetterie olandesi dove è possibile acquistare e consumare semi legalmente piccoli quantitativi di marijuana ed hashish. Fin dagli anni Settanta, l’approccio pragmatici dei Paesi Bassi, ha lavorato nella direzione di separare i mercati delle droghe, chiudendo un occhio sul consumo di cannabis, grazie ad un complesso e contradditorio intreccio di leggi proibizioniste non applicate e regolamenti comunali permissivi, volti ad aggirare i precetti delle Convenzioni internazionali che impediscono agli Stati di legalizzare il consumo di stupefacenti. Il mutato clima politico sembra ora aver rimesso in discussione questo esperimento di tolleranza, complici anche le imminenti elezioni per il rinnovo del Senato: alla Camera Alta, infatti, il governo conservatore in carica, sostenuto dal razzista del Pvv Geert Wilders, è alla disperata ricerca di consensi per assicurarsi una maggioranza.

La proposta di un giro di vite sui coffeeshop, che prevede la chiusura dei locali posti a meno di 350 metri dalle scuole e l’introduzione di un sistema di pass che ne impedisca l’accesso ai turisti, deve quindi essere sembrata una buona idea per guadagnare qualche voto moderato (sopratutto in provincia) e l’apprezzamento di diversi partner europei. I coffeeshop non verrebbero formalmente chiusi, ma una pioggia di regole finirebbe per decimarli e il divieto d’accesso ai turisti soffocherebbe economicamente gran parte di quelli rimasti. Ma aldilà delle speranze del governo, la questione è tutt’altro che risolta: gli estimatori della ganja hanno infatti dalla loro il sostegno dei partiti di sinistra, dei sindaci delle grandi città e di diversi esponenti di primo piano della polizia. I coffeeshop possono infatti contare su un giro di affari di milioni di euro, che garantisce al fisco un generoso afflusso di tasse: prova regina, che non più solo di un affare da “hippies” si tratta.

«Sarebbe una catastrofe per l’economia e per l’ordine pubblico - spiega Jan, 54 anni, dealer presso il Bulldog, il primo coffeeshop di Amsterdam in attività dal 1976 - perché se la marijuana fosse disponibile solo ai residenti, i turisti continuerebbero ad affluire e puoi immaginare cosa succederebbe. Gli spacciatori invaderebbero le strade, cercando di vendere ai turisti roba acquistata da noi - dice scuotendo il capo -. C’è poi la questione relativa alla distanza dalle scuole: noi siamo a rischio, perché all’angolo della strada c’é una scuola superiore. Eppure siamo inflessibili sulla verifica dell’età dei nostri clienti, le regole e i controlli delle autorità sono già talmente rigidi da non farci comprendere francamente dove sia la logica di tutto ciò. A nostro sostegno si è espresso persino il preside di quella scuola».

Ad Haarlemerstraat, via commerciale dietro la stazione, si susseguono alcuni tra i locali simbolo del business olandese della canapa. Jason, è da vent’anni manager della catena Dampkrings: «L’attuale sindaco, il laburista Eberhard van der Laan, continua a tenere riunioni all’Aja per cercare una soluzione politica, sapendo bene, a differenza di gran parte della gente del governo che non ha mai visto un coffeeshop all’interno, le gravi conseguenze per la città. Se non ci riuscirà, il Comune di Amsterdam dovrà trovare a proprie spese una nuova sede fuori dal centro al 60 per cento dei coffeeshop». Dove il rimanente 40 per cento dei coffeeshop non colpiti dal provvedimento, fa già sapere di non gradire l’ipotesi di trovarsi circondato dalla concorrenza.

«Quella del governo è pura propaganda, lo ha dimostrato un’importante istituto di ricerca che ha svolto presso di noi ed altre strutture, ad Amsterdam ed Eindhoven, un’indagine volta a verificare le accuse che ci vengono mosse più di frequente, ossia che causiamo disturbo al vicinato e che la nostra clientela è costituita da emarginati che bivaccano nel nostro locale per l’intera giornata e poi, drogati, si mettono alla guida. I risultati dell’indagine hanno appurato che la stragrande maggioranza si muove in bicicletta o con i mezzi pubblici, ha un’educazione, in gran parte lavora o studia e si trattiene, di media, mezz’ora, preferendo il consumo tra le mura domestiche. Allora, mi chiedo: di cosa stiamo parlando?».

Massimiliano Sfregola da Amsterdam
http://www.terranews.it

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