Si chiama Proposition 19; è la proposta di legge che i cittadini californiani dovranno suffragare a maggioranza durante le temute (per i democratici) elezioni di mid-term, tra meno di due settimane. L'obiettivo del voto è la liberalizzazione della vendita e del consumo di marijuana.
Se la Proposition 19 venisse approvata,come i sondaggi che in questi giorni impazzano negli Usa lasciano intendere, ogni americano avente più di 21 anni potrà, in California, portare con se 1 oncia (28g) di cannabis per uso personale, potrà avere la possibilità di coltivarne una piccola quantità (7 metri quadri) e addirittura l'opportunità di lucrare sulla sua vendita (pagando le imposte dovute allo Stato).
Insomma, una legalizzazione in piena regola. Ciò porterebbe una boccata d'aria fresca alle disastrate casse della California, ripianando il buco della gestione Schwarzenegger (dichiaratosi favorevole alla liberalizzazione della cannabis, proprio per questo motivo, salvo tornare sui suoi passi di recente). Insomma, soldi per lo Stato (si calcolano in circa 1 miliardo di dollari l'anno le possibili entrate per la sola California) e maggior libertà per i cittadini.
Le speranze di vedere abbattuto questo clichè della marijuana classificata come droga, tuttavia, potrebbero allontanarsi. Con l'avvicinarsi della data del voto, il 2 novembre, negli Usa sta montando infatti la campagna (soprattutto per i nomi che la sostengono) a favore del NO alla liberalizzazione.
Il segretario alla Giustizia statunitense Eric Holder ha dichiarato che se la legalizzazione proposta dovesse passare, "sarebbe un grave intralcio alla nostra lotta contro le tossicodipendenze, mettendo in pericolo i cittadini"; parole che, con rispetto parlando, sembrano provenire dalla pellicola di fine anni '30 "Spinello proibito".
L'ormai ex governatore Schwarzenegger, inizialmente dichiaratosi possibilista ad un referendum in tal senso, ha preso d'assalto la campagna referendaria, per stimolare repubblicani al NO, e dare un motivo per recarsi alle urne a votare. Intanto, i già espressi pareri negativi di alcuni capi della Dea, dello sceriffo di Los Angeles, del Presidente messicano Felipe Calderòn, unitariamente alla campagna mediatica della Fox e di altri mezzi d'informazione, stanno contribuendo a rendere più incerta la vittoria schiacciante dei SI. La paura che si cerca di diffondere dipinge la California come un futuro "Stato criminale": un paradiso per i narcotrafficanti che potranno coltivare liberamente la marijuana per smerciarla comodamente al resto degli States e all'America Latina.
Dale Sky Jones, una delle promotrici della Proposition 19, non si sorprende di tali attacchi provenienti dal potere politico e giudiziario americano e confida nel fatto che la compattezza dell'establishment in favore dello status quo possa alla fine tra gli elettori l'effetto opposto.
Se è comprensibile che voci repubblicane si dichiarino contrarie al referendum, stupisce certamente il tuonare di alcuni membri democratici. Molti osservatori ritengono che si tratti di tattica politica. In pratica, i democratici starebbero cercando ogni appiglio per evitare di perdere consensi e quindi rischiare di governare i prossimi anni con una maggioranza sempre in discussione al Congresso. Insomma, bisogna frenare la deriva di consensi e il continuo crescere della destra americana, che cavalca la lotta allo spinello libero traendone forza per la campagna elettorale e, forse, anche per il voto del 2 novembre.
Andrea Spinelli Barrile
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