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Ice-O-Lator: la prelibatezza nata dal ghiaccio
Autore: Redazione  10/01/2018 - 10:41:00

Si chiama Ice-O-Lator ed è un metodo semplice e puro di estrazione, con acqua e ghiaccio. L’uso della doppia o tripla sacca garantisce un prodotto finale veramente puro e le particelle di polvere e gli scarti della pianta rimarranno nell’acqua. 

È una tecnica per produrre hashish relativamente moderna, che è stata ideata nei Paesi Bassi vista l’alta disponibilità di cannabis dovuta alla tolleranza nei confronti della sostanza venduta nei coffee shop. 

La prima macchina per produrre hashish della storia, che fino a quel giorno si otteneva grazie allo sfregamento con le mani (finger hash) o alla battitura, è stato il Pollinator creato in Olanda da Mila Jansen, che poi ha creato anche la prima “lavatrice” per dar vita all’Ice-O-Lator. Ma anche senza la lavatrice (chiamata Bubbleator) si può ottenere un prodotto di ottima qualità. La chiave del processo sta nella temperatura dell’acqua, che deve essere bassa, possibilmente inferiore ai 4 gradi centigradi e senza mai superarli. 

Naturalmente, la quantità e la qualità del prodotto finale dipende da quello che verrà utilizzato (tipo di materiale, foglie, etc.). Di solito vengono usate le foglie piccole in prossimità dei fiori ed i resti di cime o le cime più piccole: le foglie grandi non hanno abbastanza cristalli. È fondamentale che non ci siano rametti duri dentro, che potrebbero danneggiare il retino. 

Materiali:
– 1 secchio da 20-25 litri di capienza, con coperchio (un altro secchio è facoltativo se vogliamo approfittare dell’acqua per i passaggi successivi).
– 1 frullatore, o uno sbattiuova oppure un trapano con asta per mescolare, come quelle utilizzate per mescolare la vernice. Anche un bastone pulito va benissimo, bisognerà però mescolare con continuità e visto il ghiaccio non è un’operazione molto agevole.
– Appositi tappetini.
Termometro per controllare la temperatura dell’acqua.
– 2–5 kg di cubetti di ghiaccio, abbastanza da tenere la temperatura sotto ai 4 gradi C.
Sacche micronizzate

Procedimento
1. Il materiale da utilizzare per l’estrazione va tenuto in freezer per circa un’ora prima di iniziare. Intanto bisogna riempire il secchio con acqua fredda-ghiacciata, sino a 15 cm dal bordo. I sacchi micronizzati vanno posti nel secchio: prima quello col retino sottile, poi gli altri in ordine di dimensione delle maglie; assicurarsi che non rimanga aria tra i setacci ed il secchio. Le sacche dovrebbero cadere in fondo al secchio in modo da creare lo spazio ottimale. Vanno fissate sopra il bordo del secchio e bloccate con un laccio o una corda oppure risvoltandole in modo da avere una perfetta tenuta. Le dimensioni delle maglie sono in genere le seguenti: 220 μ, 190 μ, 160 μ, 120 μ 90 μ, 73 μ, 45 μ e 25 μ, mentre la capienza varia da circa 25 grammi a 500, per arrivare a quelle da 1,5 kg; in genere si utilizzano 3 sacche per volta.

2. Il materiale da usare per l’estrazione va messo nel secchio: i cristalli hanno bisogno di abbastanza spazio per permettergli di staccarsi. Se la sacca è troppo piena, i cristalli rimarranno incastrati nel materiale della pianta. Il ghiaccio va messo sopra all’erba assicurandosi che le foglie rimangano sotto la superficie. Dopo aver riempito il secchio con acqua fino a 5 cm sotto il bordo e va lasciato tutto in ammollo per 15 minuti, per raffreddare bene il tutto. La temperatura ideale per il processo è sotto ai 4°C.

3. Per rendere operativo il frullatore, se il secchio ha il coperchio, bisogna fare uno o due buchi. Dopo aver lasciato a mollo le foglie, il ghiaccio va spostato sotto le foglie, va messo il coperchio e bisogna inserire il frullatore ed accenderlo a bassa velocità. Il materiale va frullato per 5 minuti, prima di una pausa. Il materiale deve essere smosso, partendo dai lati e procedendo verso centro. Poi va lasciato fermo per 5 minuti per dare tempo ai cristalli di separarsi e staccarsi, prima di accendere di nuovo il frullatore. Il processo si può ripetere fino a quando tutte le foglie sono state rimescolate e stanno galleggiando. Generalmente tutto il processo avverrà in circa 1 ora.

4. Ora bisogna tirare fuori la sacca con le maglie più grosse, e lasciar scolare l’acqua. Va chiusa da sopra con una mano, facendo entrare un po’ di aria e poi rimessa sotto l’acqua: si può procedere muovendola su e giù per lavare bene i cristalli di resina. Un consiglio utile è quello di lavorare nel modo più pulito e preciso possibile: ogni impurità che andrà a finire nella sacca micronizzata, finirà anche nel prodotto finale.
Bisogna assicurarsi che i cristalli, che sono passati attraverso la prima sacca, non rimangano appiccicati sulla parte esterna della sacca stessa. Si può procedere staccandoli con cautela con un po’ d’acqua assicurandosi che cadano nella seconda.

5. Portare fuori la seconda sacca e lasciar scolare l’acqua. È un buon segno se la retina rimane un po’ rigida. Va presa con due mani e va mossa su e giù per movimentare la massa dei cristalli e poi da sinistra a destra e viceversa. L’acqua avrà più spazio per precipitare attraverso la retina della busta. Quando l’acqua sarà fuoriuscita, i cristalli rimarranno nel retino. Se è visibilmente sporco (colore verdastro) risciacquare attentamente con acqua fredda. Le particelle residue degli scarti passeranno attraverso il retino. Poi si procede piegando il retino in modo da imprigionare i cristalli nel mezzo per poi far cadere il contenuto sugli appositi tappetini utilizzati per le estrazioni.
La stessa operazione va ripetuta con l’ultima sacca, facendo più attenzione perché è quello da cui si ottiene Ice-O-Lator di migliore qualità.
Tutta questa operazione può essere ripetuta fino a 3 volte con la stessa materia prima, usando le stesse sacche o via via scegliendone di dimensioni più piccole: dipenderà anche dalla cannabis utilizzata e dalla resina che produce. Ad esempio si può fare il primo passaggio con sacche da 120, 90 e 73 micron, il secondo con quelle da 90, 73 e 45 micron ed infine il terzo con quelle da 45, 37 e 25 micron.
Nel caso si scelga di usare due secchi separati, l’operazione si svolge nella stessa maniera. Quello che cambia è che bisogna montare di volta in volta un sacco micronizzato sul secchio che andremo ad utilizzare, travasando l’acqua ogni volta.
La stessa acqua fredda può essere riutilizzata varie volte, a patto di aggiungere il ghiaccio per mantenerla sempre fredda. Quella che rimarrà alla fine nel secchio contiene tutti i nutrienti solubili della pianta, ed è quindi un perfetto fertilizzante.

6. Ora hai ottenuto il tuo Ice-O-Lator: va sbriciolato su una superficie liscia su cui è stata appoggiato un cartoncino o un tappetino per estratti. Va diviso in micro pezzettini con molta pazienza e poi va lasciato ad asciugare in un ambiente secco e buio per 4 o 5 giorni.
Il prodotto non va pressato fino a che questo non risulti completamente asciutto. Quando i cristalli vengono schiacciati si spaccano e l’olio rilasciato renderà il prodotto più scuro. Solo i cristalli delle foglie veramente fresche e impregnate di resina saranno sempre di colore più chiaro per una qualità veramente speciale.

Articolo originale su dolcevitaonline.it: Ice-O-Lator: la prelibatezza nata dal ghiaccio

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