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Cocaina dalla Calabria e hashish dal Marocco per le piazze del Salento: sgominata la banda. Nove arresti
12/12/2017 - 09:14:00

LECCE – Marocco, Spagna, Calabria. Ma anche le province di Bari e della Bat. Tantissimi canali di approvvigionamento della droga, destinata a rifocillare le piazze di spaccio della provincia leccese e non solo. E di stupefacenti sul piatto, o meglio nella “Tajine”, il tipico recipiente che dà il nome alla pietanza della cucina nord africana e anche all’operazione realizzata dagli agenti della squadra mobile della questura di Lecce, ce n’erano in quantità. A gestire il traffico internazionale di droga un’organizzazione criminale italo-marocchina, che è stata sgominata questa mattina con un blitz attuato tra la notte e le prime luci dell’alba nelle province di Lecce, Bari, Brindisi e Novara. 

Dei 34 componenti della banda dedita al narcotraffico, solo per nove è scattata la misura di custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm della Dda di Lecce Carmen Ruggiero, che ha coordinato le indagini, e disposta dal gip della Procura di Lecce Antonia Martalò. In otto sono stati ammanettati e condotti nelle carceri di Lecce, Bari e Brindisi, uno invece risulta al momento irreperibile. Gli altri accusati sono invece indagati a piede libero. Tutti dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti e detenzione illegale di armi in concorso. 

La droga, di certo, era il principale business del gruppo criminale, capeggiato da due degli arrestati: da una parte Abderrazak Hachouch, 49enne cittadino marocchino residente da anni in Salento, dall’altra Antonio Cosimo Drazza, 36enne di Copertino ben noto alle forze dell’ordine. Il primo era la guida della “frangia marocchina” dell’organizzazione ed aveva contatti con trafficanti del suo paese d’origine da cui si procurava le partite di hashish, che passavano dalla Spagna per approdare in Salento. Il salentino, con i suoi sodali, invece, si occupava di procurarsi la cocaina, sfruttando i suoi forti legami con la criminalità calabrese. E proprio Drazza in prima persona, mentre l’indagine della squadra mobile di Lecce aveva iniziato a muovere i primi passi, finì nei guai per una partita di cocaina.

Era il gennaio del 2015. Il 36enne insieme ad un 41enne di Veglie vennero fermati dagli agenti della questura di Cosenza dopo un inseguimento, scattato dopo che i due avevano forzato un posto di blocco. La perquisizione della Toyota Yaris su cui viaggiavano portò al ritrovamento di due chili di cocaina. Droga che, secondo gli investigatori, Drazza avrebbe ricevuto dai calabresi a cui però la stava restituendo per sostituirla con dell’altra in quanto giudicata dallo stesso 36enne “di scarsa qualità per i suoi standard”.

Un  particolare, questo, rivelato nel corso della conferenza stampa di stamane tenuta dal vice questore aggiunto Alberto Somma, capo della Squadra mobile, dal vicequestore aggiunto Antonio Miglietta, alla guida della sezione “criminalità organizzata” della Squadra mobile, a cui ha preso parte anche il questore di Lecce Leopoldo Laricchia, che sarebbe sintomo dell’importanza rivestita da Drazza nel contesto del narcotraffico locale.

Un personaggio di spicco, dunque, a capo di un gruppo che, in collaborazione con quello marocchino, sarebbe riuscito a mettere in piedi un giro di stupefacenti che vedeva come principali piazze di spaccio le zone di Nardò, Copertino, Leverano e Taurisano. L’indagine aveva preso origine proprio dai movimenti che si svolgevano tra questi comuni, nei primi mesi del 2014.

 

A sottolineare la pericolosità del 36enne ed i suoi legami con la criminalità è stato anche l’arsenale che gli agenti hanno sequestrato nella sua abitazione di campagna in agro di Nardò. Proprio in occasione del suo arresto in Calabria, infatti, gli agenti della squadra mobile realizzarono un’approfondita perquisizione domiciliare. Qui vennero recuperati una carabina, un revolver, una pistola semiautomatica, un silenziatore, un fucile calibro 12 a canne mozze, duecento proiettili di vario calibro e due detonatori. A questi si aggiunse anche quasi un chilo di hashish.

Le armi, secondo gli investigatori, sarebbero servite ad imporre la propria supremazia sul territorio e sarebbero indice dello stretto legame di Drazza con la criminalità organizzata locale e non solo. Una vera e propria “passione per le armi”, quella del 36enne, che nel maggio del 2015 lo fece terminare nuovamente nei guai. In quell’occasione venne accusato di essere il custode di una mitragliatrice, facente parte del bottino di armi trafugato dal posto fisso dell’allora Corpo Forestale dello Stato di San Cataldo.

All’epoca l’arresto gli venne notificato in carcere. Stamane, invece, in cella ci è ritornato. Oltre a Drazza sono finiti in carcere anche: Giovanni De Mitri detto Gianni,  67enne leccese; Giacomo Matrapasqua, 43enne di Bisceglie; Cosimo Albanese, 65enne  di Veglie; Francesco Vantaggiato, 31enne di Nardò; Salvatore Cagnazzo, 44enne di Leverano;  Abderrazak Hachouch detto Antonio, 49enne di Ouled Arif (Marocco); Abdelkhalek Antra detto “Hmida”, 44enne di nazionalità marocchina; Aziz Hamdi, 39enne marocchino( al momento irreperibile).

Nel corso delle operazioni sono state effettuate anche diverse perquisizioni che hanno portato al sequestro di due chili di cocaina, due chili di marijuana e 20 chili di hashish.

Articolo originale su ilpaesenuovo.it:Cocaina dalla Calabria e hashish dal Marocco per le piazze del Salento: sgominata la banda. Nove arresti



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