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Se anche la cannabis diventa un lusso da ricchi…
Autore: Redazione 24/11/2017 - 07:16:00

Che ceppi preferiscono i consumatori alla ricerca dello strain perfetto? Quelli che non hanno necessità di far quadrare i conti a fine mese o chi non si stanca mai di assaporare genetiche diverse. 

Nel mercato legalizzato quando ci si reca nel proprio dispensario di fiducia tendenzialmente si cerca un prodotto che soddisfi le proprie esigenze, sia in termini di effetto, ma anche sotto il profilo economico. Ma non tutti la pensano allo stesso modo, perché si sa, il mondo è bello perché vario. 

Ecco quindi che anche nel campo della marijuana troviamo ceppi prestigiosi (o presunti tali) i cui prezzi raggiungono cifre considerevoli ma che trovano comunque il proprio spazio all’interno della richiesta di mercato. 

Il ceppo forse più famoso è Isla OG, una varietà che salì alla ribalta anche grazie al rapper “2 Chainz” che la presentò all’interno del suo spettacolo “Most Expensivest Shit”. Il cantante si accese un joint di cartina dorata da 24k al cui interno mise il prezioso fiore, mandando in fumo più di 100 $. 
Questa varietà confezionata in lattine è venduta a 800$ all’oncia (circa 680 euro per poco più di 28 grammi). Nonostante lo scetticismo sulla scelta di un contenitore di metallo perché potrebbe alterare la freschezza dell’erba, a causa soprattutto del calore a cui rischia di essere soggetta, anche solo durante il trasporto, Ilsa OG è un ceppo di cui si conosce veramente poco, circondato da un alone di mistero mantenuto soprattutto dall’azienda produttrice stessa.

Un’altra varietà tra le più dispendiose è stata Oracle, un ceppo che negli anni scorsi face vero scalpore, dato che le aziende sbandieravano un eccezionale 45% di THC e tempi rapidissimi di crescita fiorendo entro 4 settimane, i semi in vendita costavano 200$ l’uno. Peccato che l’oracolo non facesse da ponte tra gli uomini e gli dei, ma solo tra le tasche dei consumatori e le casse delle ditte fornitrici, arricchendo quest’ultime. A denunciare l’utopia furono i terpeni della pianta stessa, analizzati dal laboratorio di cannabis The Werc Shop, che trovò valori identici al ceppo ACDC.
Se da un lato il THC era assai inferiore a quanto dichiarato, dall’altro l’alto valore di CBD (tra l’8% e il 14%) è un vero toccasana per i consumatori a scopo terapeutico.

Indubbiamente esistono ceppi rari, difficili da reperire o con una storia di genetica particolare e gli eventuali riconoscimenti possono rendere il prodotto finale più costoso della media. Sicuramente incide anche il tipo di coltivazione, se esterna o interna, se utilizza fertilizzanti e quali, sui metodi di raccolta ed essiccazione.
Ma non scordiamoci mai che il mondo del marketing allunga i suoi tentacoli ovunque, e ad una confezione scintillante o recensioni celebri non sempre corrisponde un prodotto all’altezza.

Articolo originale su dolcevitaonline.it:Se anche la cannabis diventa un lusso da ricchi…



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