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Pusher ai domiciliari, per la droga bastava fargli un fischio
Autore: Redattore 17/11/2017 - 01:18:00

Mohammad Hanif Bostan – Sorpreso a spacciare
dai domiciliari 

L’avvocato Luigi Mancini – Difende il 25enne 

Ronciglione – (sil.co.) – Per farsi dare la droga, bastava fargli un fischio o sventagliare nella notte con la torcia del telefonino. 

Al via il processo per direttissima a Mohammad Hanif Bostan. E’ il 25enne pakistano residente da anni con la famiglia a Ronciglione, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, sorpreso a spacciare mentre si trovava ai domiciliari. 

Recluso in casa per avere messo a segno nel 2016 una rapina con sequestro di persona in una villa di Perugia, il giovane è stato arrestato dai carabinieri lo scorso 18 ottobre. Insospettiti dall’insolito via vai sotto il suo condominio. 

“Abbiamo scoperto che tutti quei ragazzi venivano per lui e che scendeva in strada per incontrarli”, ha spiegato ieri uno dei militari intervenuti al giudice Giacomo Autizi alla prima udienza del processo. 

Un sistema ben oliato. “Uno dei giovani ha fatto dei segnali con la torcia del telefonino e l’imputato è sceso. Subito dopo è arrivato un altro, che ha fatto la stessa cosa. Infine è giunta una coppia su una Ford Ka bianca”.

“Per farsi dare la droga gli è bastato fare un fischio – ha spiegato il teste – la donna è rimasta a bordo, l’uomo invece è sceso, ha fatto un fischio e lo straniero è subito arrivato. Quando sono ripartiti, li abbiamo fermati e trovati con un grammo di marijuana appena comprata”. 

Scattata la perquisizione domiciliare a casa del presunto pusher, i carabinieri hanno trovato tutti i riscontri del caso. “In un pacchetto di sigarette nascondeva 2-3 palline di cocaina, per circa 5 grammi. Poi aveva una decina di grammi di marijuana, sostanze da taglio, bilancini e tutto l’occorrente per confezionare le dosi”, ha concluso il testimone. 

Il 25enne – sotto processo per evasione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti – nonostante la convalida dell’arresto, è rimasto ai domiciliari, dove si trova tuttora in attesa della sentenza, rinviata al 18 gennaio, per sentire anche il giovane giunto in auto cui è bastato un fischio per avere una dose di marijuana. 

Niente in confronto alla rapina con sequestro di persona per cui l’imputato si trova ai domiciliari e per la quale è chiamato a rispondere di rapina aggravata, lesioni e sequestro di persona.

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