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Cannabis: la legge torna in aula, mentre spuntano le coperture per i primi 2 milioni
Autore: Mario 18/10/2017 - 10:51:00

La legge che dovrebbe dare nuove norme al settore torna oggi in aula mentre in tutta Italia non c’è più cannabis terapeutica per i malati che continuano a soffrire le pene dell’inferno. 

Si tratta della legge inizialmente nata dal gruppo parlamentare Cannabis Legale da cui però, dopo mesi di discussioni e rinvii, è stata stralciata tutta la parte relativa alla legalizzazione ed è rimasta un testo volto a dare nuove norme al settore della cannabis in medicina scritto dalla deputata PD Margherita Miotto. 

Gli emendamenti proposti per permettere ai pazienti di autocoltivarsi le proprie piante, come succede in Canada dove 10mila pazienti sono stati autorizzati dallo Stato a coltivare cannabis terapeutica per i propri bisogni, non sono stati accettati, così come nei giorni precedenti era stata respinta una legge proposta d’urgenza dal senatore Ciampolillo del M5S per permettere ai pazienti di coltivare 4 piante; tuttavia restavano alcune proposte importanti per i pazienti. Innanzitutto l’aumento della produzione presso lo Stabilimento di Firenze, poi la possibilità che anche altri istituti possano coltivarla per poi conferirla allo stabilimento stesso, ed infine la prescrizione a carico del servizio sanitario nazionale, che avrebbe eliminato la disparità ad oggi creata dalle leggi regionali. Ma la legge ha ricevuto il parere negativo della ragioneria di stato perché solo per l’aumento di produzione e personale a Firenze il ministero della Difesa ha chiesto 12 milioni di euro e nella proposta non sono previste coperture. Per l’articolo 3, quello che prevede l’estensione della prescrizione di cannabis a carico del servizio sanitario nazionale, nel parere negativo viene messo nero su bianco che, senza un aumento del fondo sanitario nazionale, “le preparazioni a base di cannabis non potranno essere garantite in ugual misura”.

Dal M5S era arrivata una proposta per trovare le coperture economiche necessarie, ma ieri la Commissione bilancio ha presentato la relazione tecnica correttiva da parte del Governo in merito ai costi legati al provvedimento. La maggiore spesa per il 2018 è stata quantificata in 1 milione e 950 mila euro; una cifra, ha rilevato il presiedete della commissione Francesco Boccia, per la quale c’é la copertura. Intanto la legge tornerà in aula oggi per essere discussa.

Nel caso fosse approvata il problema è che aumenterà il carico burocratico per le prescrizioni visto l’obbligo per il medico di indicare il codice alfanumerico assegnato al paziente, la dose prescritta, la data di rilascio e la durata del trattamento (che in ogni caso non può essere superiore a tre mesi).

Nel frattempo diverse Regioni con in testa la Puglia, alla quale hanno fatto seguito Toscana, Emilia Romagna e Liguria, hanno chiesto al governo risposte certe in tempi brevi. Michele Emiliano si è spinto a dire che: “Se il governo non darà le necessarie certezze siamo pronti a partire autonomamente e produrci il farmaco sul territorio pugliese. È una battaglia che decido di portare avanti personalmente”.

Ogni anno gli stati europei che importano la cannabis dall’Olanda devono comunicare il fabbisogno per l’anno successivo: evidentemente i bisogni dei pazienti italiani erano stati sottostimati dal ministero della Salute, che per l’anno 2017 ne ha ordinati 200 chilogrammi che sono già stati tutti importati, mentre la produzione italiana, che per ora si attesta sui 100 chilogrammi l’anno, non riesce assolutamente a fare fronte alle necessità: gli ultimi 25 chilogrammi disponibili, sono stati esauriti ad agosto.

Intanto la cannabis per i malati è introvabile in tutta Italia, ed anche l’approvazione della legge non potrebbe cambiare le cose più di tanto nel breve periodo. La soluzione paventata da molti sarebbe semplice: quella di autorizzare una fornitura straordinaria dall’estero: dall’Olanda o dal Canada. Ma l’azienda olandese Bedrocan ha di recente comunicato ai pazienti che: “Quanto prima le autorità italiane avanzeranno una comunicazione ufficiale, tanto prima il ministero della Salute olandese potrà prendere in carico la richiesta”, come a sottolineare che per il momento non siano state avanzate richieste.

Altra soluzione sarebbe quella di utilizzare la cannabis prodotta al CREA-CIN di Rovigo, dove vengono prodotte le piante utilizzate a Firenze. Nel solo 2016 il ministero della Salute ha ordinato la distruzione di 180 chilogrammi di cannabis. Non si tratta di infiorescenze standardizzate ma di materiale vegetale che potrebbe essere conferito allo stabilimento di Firenze o ad un laboratorio per creare ad esempio degli estratti, che potrebbero essere utili in questo momento critico per pazienti. Si tratta di un’opzione prevista dall’articolo 23 della legge 309 del 1990 che disciplina le sostanze stupefacenti e che potrebbe essere utile a tamponare la crescente emergenza.

Redazione di cannabisterapeutica.info

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