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Il proibizionismo si evolve? Coltivo altrove!
Autore: Scott Blakey aka Shantibaba 14/09/2017 - 09:31:00

Sto diventando troppo vecchio per rimanere in una posizione di ambiguità nel lavoro che ho scelto, ma il fatto è che nell’industria della cannabis non c’è coerenza tra un paese e l’altro. Quindi il mio approccio verrà determinato a seconda del luogo da dove lavoro, per quale mercato e per quale prodotto. Ho poca scelta se non quella di indossare vesti diverse per ogni paese nel quale opero, e rimanere così in una situazione di legalità mantenendo tale status anche per la mia squadra. Ma non è per nulla facile! Perfino gli avvocati hanno commesso errori nel corso degli anni, dovuto principalmente ai rapidi cambiamenti delle leggi, ma sono comunque i grower gli unici responsabili e come ogni avvocato ti dirà: ignorantia legis non excusat! 

Si tratta di argomenti difficili da trattare con le autorità; al momento ricopro diverse posizioni legali a seconda delle coltivazioni che seguo – siano esse varietà di canapa o strain ricreativi – e di dove vengono cresciute. Per cui è comprensibile che dopo 30 anni di lavoro in questo ambito la mia famiglia continui a essere preoccupata del fatto che io operi all’interno di margini legali o meno. Gli errori che ho commesso nel passato, nella scelta dei partner e dei paesi dove svolgere la mia attività, continuano purtroppo a tormentarmi.

La Cannabis che ha concentrazioni di THC superiori allo 0.3% è stata considerata una sostanza stupefacente e, negli ultimi 80 anni di proibizionismo, regolata con norme e leggi. In Europa le regolamentazioni sulle varietà di canapa e le abilitazioni per coltivarla legalmente, implicano che solo certi strain registrati sono tollerati e permessi. Il controllo esercitato dall’Europa su queste varietà è stato portato avanti attraverso l’acquisto di tipi di semi di canapa registrata consentiti dalla Comunità Europea. Sebbene in Europa il punto di vista giuridico per la certificazione della canapa sia questo, negli USA e in particolare in certi stati, le normative sugli hemp strain sono diverse.

Negli stati del Colorado e Oregon siamo autorizzati coltivare la canapa e non siamo limitati a scegliere solo determinati strain, quello che dobbiamo rispettare sono i livelli prestabiliti di THC presenti nelle piante due settimane prima del raccolto, momento nel quale le colture sono esaminate. Per cui è consentito coltivare varietà ricche di CBD e terpeni, sempre che abbiano valori di THC inferiori allo 0.3%. Ciò significa che i tipi di canapa presenti negli Stati Uniti sono più numerosi ed abbondanti rispetto a quanti se ne trovano in Europa.

Gli strain di canapa europei vengono lavorati da diverso tempo e generalmente presentano concentrazioni di THC inferiori allo 0.3% e di CBD superiori al 3% con una bassa presenza di terpeni. Invece negli USA la canapa che viene attualmente coltivata nelle nostre aziende è sì inferiore allo 0.3% di THC, ma ha livelli di CBD che arrivano fino al 19%. Il grosso vantaggio di queste varietà sta nelle possibilità di sfruttamento di una coltura, ma soprattutto nella presenza di diversi e abbondanti terpeni che non si sono mai visti nella canapa industriale di origine europea. A questo tipo di canapa ho dato il nome di Canapa Ricreativa (ricca di terpeni di vario tipo), differente dalla Canapa Industriale (caratterizzata da una scarsa presenza di terpeni).

In numerosi altri paesi le normative riguardo alla canapa sono stabilite sulla base di specifiche varietà autoctone – utilizzate in passato per la produzione di fibra e semi – che rimangono al di sotto dello 0.3% o 0.2% di THC. Ma quando il CBD e il CBG insieme ad altri cannabinoidi hanno iniziato ad acquisire rilevanza, circa 10 anni fa, non ci è voluto molto tempo prima che i coltivatori di canapa vedessero una maggiore convenienza nell’estrazione dei cannabinoidi piuttosto che nella produzione di fibra e semi. Quindi con questa nuova visione del fiore il coltivatore di canapa legale è diventato, grazie al suo strain non psicoattivo, il maggiore fornitore di estratti di cannabis. Sembra paradossale ma è proprio così. Ad ogni modo questo vuoto legislativo è stato colmato quando l’estrazione, che era deregolamentata, ha iniziato a riguardare il mercato del cibo per il consumo umano. Infatti quando ci si è resi conto che i livelli di pesticidi e insetticidi riscontrati risultavano altalenanti e fuori controllo, sono state stabilite nuove regole e test di laboratorio obbligatori per misurare i livelli di contaminazione, prima ovviamente che il prodotto entri nel mercato del cibo rivolto all’uomo. Sebbene non sia tutto regolamentato in maniera definitiva, in questi hemp states degli USA si svolgono ora test obbligatori che sono precedenti all’ingresso dei prodotti nel mercato dell’alimentazione per l’uomo.

Ad ogni modo si tratta di un’evoluzione inaspettata, specialmente per me che ho visto il THC al centro del processo di selezione tra gli anni ’70 e ’90 e ora vedo, invece, come la scienza abbia rivoluzionato ciò che possiamo misurare nelle piante. Attualmente, e attraverso i test di laboratorio preventivi, si può fare selezione di certi chemotipi di strain piuttosto che selezione dei classici fenotipi e genotipi che il mercato ricreativo del THC ha svolto in passato.

Con le crescenti segnalazioni, informazioni e articoli scientifici che documentano l’uso di certi cannabinoidi, specialmente CBD, la richiesta è cresciuta nettamente e ora certi paesi come la Svizzera e l’Italia stanno appoggiando gli strain ricchi di CBD e tollerando livelli di THC superiori allo 0.3%, limite prima consentito. La Svizzera permette livelli di THC fino all’1% per considerare legale una coltivazione, mentre l’Italia – nell’ultimo anno – ha spostato tale soglia di tolleranza dallo 0.3% allo 0.6% per adeguarla al crescente interesse per le estrazioni di canapa industriale. La difficoltà nell’ottenere strain che abbiano basse concentrazioni di THC risiede nel fatto che ci vuole un grosso lavoro di selezione e di breeding che richiede tempo e pianificazione. Le leggi cambiano a grande velocità e il breeding non riesce a stare al passo, ciò tende a causare una frenetica corsa all’oro dove la gente ha fretta di mettersi a coltivare, senza però avere gli strumenti per essere certi che i loro raccolti soddisferanno i requisiti richiesti. Se si coltivano delle piante ma non si passa il test sul THC il raccolto andrà distrutto come prevede la normale legislazione. Nel caso le condizioni meteo fossero favorevoli e producessero un raccolto eccezionale, si potrebbe verificare che i prodotti legali di aziende che tradizionalmente fanno canapa industriale oltrepassino la soglia imposta di THC, per cui non sarai mai sicuro al 100% se consideri tutti questi aspetti.

Dato che personalmente, prima di diventare un coltivatore di canapa certificato, mi sono fatto le ossa nel mercato del THC ricreativo, per me era importante conservare il mio lavoro e le mie piante della Mr. Nice SeedBank, visti i tanti anni che gli ho dedicato e i numerosi premi che ne sono derivati per non parlare della nuova CBD Crew e dei suoi strain arricchiti di CBD, che sono sorti da piante madri ricreative selezionate per diminuire il THC e aumentare il CBD. In questo modo si sono creati effetti e usi completamente diversi per questo tipo di piante.

Nel mondo farmaceutico è essenziale essere in grado di reperire giorno dopo giorno, ripetutamente, la stessa esatta quantità di prodotto base; si tratta di una sfida davvero complicata. Ed è questo il motivo per il quale l’industria farmaceutica preferisce sintetizzare un composto in laboratorio, piuttosto che fare affidamento su una singola pianta ben selezionata dalla quale ottenere il composto in misura abbondante. Mi piace pensare che la strada migliore da percorrere sia quella della Natura, piuttosto che preferire la fonte sterile da laboratorio; scelgo di coltivare ciò che mi interessa a partire da un clone e mantengo le piante madri in vita anno dopo anno per far sì che i miei prodotti possano essere replicati in quantità e qualità sufficienti durante tutto l’anno. L’importanza di fare estrazioni da una selezione di cloni di una pianta specifica, rispetto a un raccolto di semi di canapa industriale, significa che perfezioniamo il prodotto in un laboratorio ma senza effettuare alcuna sintesi visto che già abbiamo i composti necessari nella pianta clonata per il nostro raccolto di canapa ricreativa. 

Non importa come viene vista questa industria che è cambiata molto negli ultimi decenni, quello che è certo è che per rimanere leader e continuare a innovare bisogna dedicare parte del lavoro alla ricerca sperimentale, anche se alle volte costa tanto e non porta ai risultati sperati. Ma se non si procede in questa maniera i fondamenti di questo settore sarebbero fragili, sarebbe pieno di truffatori e coloro che contano sulla professionalità degli addetti ai lavori non sarebbero tutelati specialmente ora che i malati sono tra i principali utilizzatori di derivati e composti della cannabis. Non è accettabile che siano gli strain non psicoattivi di canapa industriale, anziché colture apposite strutturate seguendo un business plan, quelli che riforniscono la domanda medica di composti dei cannabinoidi. Quindi, se nello scorso decennio abbiamo fatto passi in avanti e superato limiti grazie all’importante contributo della scienza e della ricerca, abbiamo ancora molto da fare per migliorare le nostre leggi e i nostri controlli se non vogliamo rovinare questa industria.

La pianta di Cannabis è rimasta stabile per migliaia di anni prima dell’avvento dell’uomo sulla terra. Le piante e gli animali sono sopravvissuti e si sono evoluti indipendentemente dall’uomo e dalle sue leggi, poiché le leggi della natura sono così; fanno sopravvivere il più forte. In linea con la storia dell’uomo e con il bisogno che ha di controllare ciò da cui si sente minacciato o da cui può trarre profitto, la verità sulla cannabis è innegabile, accessibile, economica e facilmente disponibile. È anche molto efficace per l’uomo, specie ora che attira l’interesse di coloro che hanno come unica motivazione il denaro. Questo è qualcosa di inevitabile e comunque non è il vero problema.

Ciò che è veramente importante è che funziona e non ha effetti indesiderati che danneggiano l’organismo, non esiste una dose letale che la equipari ad altre droghe, nonostante sia stata stigmatizzata per lungo tempo.

Articolo originale su dolcevitaonline.it:Il proibizionismo si evolve? Coltivo altrove!



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