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Polo della Canapa multiuso a Belluno? Si sperimenta a Ponte nelle Alpi e nei comuni di zona
Autore: Giuseppe Grifeo  16/10/2018 - 14:00:00

Bioedilizia, alimentazione, tessile e cosmetica, questi i campi sui quali si sta sperimentando un polo della Canapa multiuso a Belluno, il tutto curato e guidato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia grazie a uno studio finanziato dall’Unione Europea tramite risorse FSE – Fondo Sociale Europeo per la creazione di nuove opportunità di lavoro.

Ponte nelle Alpi e Lago di Santa Croce- Foto Cinus/Wikipedia

L’evidenza di quanto si sta sperimentato è venuta fuori a Venezia, il 12 ottobre all’Auditorium Danilo Mainardi, Campus Scientico di via Torino, in un convegno-relazione su questa esperienza che sta dimostrando come siano concrete e ottime le opportunità donate dalla pianta di Canapa.

Possibilità che hanno come base innovazione e sviluppo (bioplastiche, nuovi tipi di carta, nutraceutica tra le altre) pescando contemporaneamente nella tradizione agricola del territorio che ha sempre visto la presenza della canapicoltura nel panorama produttivo.

Da sottolineare che l’Ateneo Ca’ Foscari è protagonista di un altro progetto sulla Canapa appena avvitato grazie ai laboratori di Certottica – Istituto Italiano per la Certificazione dei prodotti Ottici: si tratta di On the traces of the Hemp (leggi a questo link), ricerca che vuole sviluppare un metodo di tracciabilità per definire l’origine esatta della Cannabis Sativa L. utilizzata nei campi italiani e destinata ai settori alimentare, tessile e farmaceutico,

Polo della Canapa multiuso a Belluno: otto realtà agricole coinvolte in questa fase di analisi

Manuela Pierobon – foto CanapiCultura

Il progetto sta analizzando il riutilizzo di versanti collinari abbandonati con la coltura della Canapa. Manuela Pierobon, del Comune di di Ponte nelle Alpi, uratrice dell’aspetto botanico-agronomico del progetto.

Laureata a Padova in ‘Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio’, Manuele Pierobon è impegnata in questo settore da quattro anni, ha dato vita alle prime sperimentazioni e alla prima esperienza personale di coltura della Canapa con CanapiCultura, raccogliendo l’interesse di altri agricoltori dei comuni vicini divulgando e informando.

Creare una filiera efficiente è l’aspetto cruciale del piano in modo da poter sfruttare totalmente e comunque al massimo dell’efficienza le potenzialità di impiego della pianta. Coinvolte sette aziende agricole e una cooperativa dello stesso settore.

“C’è bisogno di collaborazioni tra addetti ai lavori e di finanziamenti alla ricerca e alle aziende – ha rimarcato la Pierobon – superando le divisioni e il pregiudizio e facendo leva sui dati che sono assolutamente positivi”.

“Se la recente crisi economica ha messo in crisi soprattutto i territori marginali collinari – ha spiegato spiegato Gabriella Buffa, responsabile scientifica del progetto – va detto anche che tali aree, come il Bellunese, sono state risparmiate dalla colture intensive e rappresentano quindi il terreno ideale per incrementare la produzione di canapa che rappresenta una grande opportunità di crescita economica e salvaguardia dell’ambiente”.

Campo sperimentale CanapiCultura – foto CanapiCultura

“Si parla di un vero e proprio bio-distretto nella provincia di Belluno – ha dichiarato al Corriere del Veneto Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi – I territori marginali non sono adatti a coltivazioni estensive, ma hanno un ricco patrimonio di biodiversità. È un’agricoltura di nicchia, per un settore in evoluzione che potrebbe tradursi in filiere locali di alta qualità”.

“Se vogliamo diffondere la coltivazione della canapa, deve assicurare un reddito a chi la coltiva – ha detto Francesco Meneghetti, di Confagricoltura Veneto – Servono finanziamenti e risorse per la produzione a monte”.

“In passato non si è stimolato questo tipo di pratica agronomica, che risultava marginale e pericolosa nell’immaginario collettivo – ha sottolineato Roger De Menech, parlamentare del Pd, nella commissione Ambiente di Montecitorio – Serve un supporto regionale e da parte del ministero dell’Agricoltura, dobbiamo smettere di parlare di sviluppo di aree marginali, altrimenti saranno marginali anche per la politica”.

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