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Cannabis e cervello: dalla psicosi alle funzioni cognitive, cosa dice la scienza?
Autore: Mario Catania  11/05/2018 - 09:10:00

Gli effetti della cannabissulla nostra mente sono un argomento dibattuto sul quale gli esperti non riescono a dare risposte univoche. Gli ambiti di studio sono molto vari e spaziano dallo sviluppo del cervello all’insorgenza di psicosi, passando per intelligenza, memoria, funzioni cognitive. Dall’altro lato sempre più evidenze scientifiche testimoniano come i cannabinoidi possano essere decisivi proprio nel combattere alcune patologie legate alla mente, come schizofrenia ed Alzheimer, oltre che aiutare a proteggere il cervello dai danni cerebrali contribuendo a prevenirli.
Nonostante aumentino gli studi che cercano di indagare in modo scientifico l’uso di cannabis e gli effetti sul nostro cervello, le risposte delle ricerche spesso si contraddicono. Ne avevamo già parlato su queste pagine e torniamo a farlo alla luce di nuove evidenze scientifiche.

In generale secondo il dottor Igor Grant, neuropsichiatra e direttore del Center for Medicinal Cannabis Research (CMCR) della University of California: “Nonostante l’opinione diffusa che l’uso di cannabis sia legato a danni cerebrali, le analisi di studi approfonditi neurocognitivi non riescono a dimostrare la correlazione uso di cannabis e un declino cognitivo significativo. Le analisi cerebrali producono risultati variabili, e gli studi meglio organizzati mostrano risultati nulli”. Secondo il dottore è plausibile ipotizzare che l’utilizzo pesante di cannabis in bambini e adolescenti potrebbecompromettere lo sviluppo del cervello o predisporre a malattie mentali, anche se i dati utilizzati negli studi prospettici sono carenti.

CANNABIS E STRUTTURA DEL CERVELLO
Nel 2014 i media mainstream non avevano perso tempo nel sottolineare uno studio della Northwestern University realizzato in collaborazione con il Massachusetts General Hospital e la Harvard Medical School, pubblicato sul The Journal of Neuroscience secondo il quale la cannabis poteva portare a dei cambiamenti strutturali nel cervello di chi la utilizzava. In America diverse associazioni hanno sottolineato come lo studio sia stato finanziato da vari “oppositori” della cannabis come l’Office of National Drug Control Policy (ONDCP). Ad ogni modo le tesi sostenute sono state smentite da una pubblicazione del 28 di gennaio 2015, sempre sul The Journal of Neuroscience, ad opera degli scienziati della University of Colorado Boulder e della University of Louisville, secondo i quali gli esiti del precedente studio non erano replicabili e quindi non scientifici. I partecipanti al nuovo studio, adulti e adolescenti, sono stati selezionati tra chi consuma cannabis quotidianamente e chi non ne fa uso, e analizzati tramite risonanza magnetica del cervello. Questa volta (a differenza della precedente) le persone che dichiaravano di fare uso di alcool (che può incidere sul cervello) sono stati esclusi dallo studio. I risultati sono stati chiari: “Non sono state trovate differenze significative tra chi consuma cannabis ogni giorno e non consumatori sul volume o la forma del cervello nelle regioni di interesse. Secondo i ricercatori: “In sintesi, i risultati indicano che, quando si controlla attentamente l’uso di alcool, sesso, età, e altre variabili, non vi è alcuna associazione tra l’uso di cannabis e il volume o la forma delle strutture sottocorticali”.
Idea confermata da uno studio da poco pubblicato su Addiction e curato da diversi ricercatori di università americane, inglesi ed australiane, condotto su 622 giovani adulti australiani con un’età media di 25,9 anni, l’uso di cannabis: “Non è correlato a modifiche nella struttura del cervello“. Gli studiosi hanno analizzato il volume di 7 regioni cerebrali, tra cui il talamo, l’ippocampo e l’amigdala mediante risonanza magnetica (MRI). Al contrario l’elevato consumo di sigarette è stato associato ad un volume del talamo significativamente più piccolo.

CANNABIS E QUOZIENTE INTELLETTIVO
Che cosa dire allora degli studi che sostengono che fumare cannabis possa indurre a psicosi o causare un calo del quoziente intellettivo? Quello della Duke University in Oregon del 2012, che sosteneva che fumare cannabis abbassa il quoziente intellettivo, è stato messo in discussione dalla stessa rivista che aveva pubblicato lo studio originale per non aver controllato i fattori confondenti. Poi, nel mese di ottobre 2014, l’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) ha pubblicato durante il congresso annuale i risultati di un ampio studio che hanno mostrato, secondo gli autori, che: “Non esiste nessuna correlazione tra un utilizzo moderato di cannabis in età adolescenziale e i risultati degli esami o sul loro quoziente intellettivo”. Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato 2.612 bambini, nati in Inghilterra tra il 1991 e il 1992, facendo loro diversi test sull’intelligenza all’età di 8 anni e poi di nuovo a 15. Alcuni, per diversi motivi, non sono stati ritenuti idonei, per cui il campione finale è di 2235 ragazzi. “Nessuna relazione fra utilizzo di cannabis e riduzione del QI all’età di 15 anni, tenendo in considerazione gli altri fattori di disturbo come l’uso di alcool, tabacco, educazione e rapporto con scuola e famiglia”, mentre chi ne faceva un uso pesante all’età di 15 anni “ha avuto performance peggiori negli esami fatti all’età di 16 anni del 3%”. Secondo Claire Mokrysz dell’University College di Londra, si tratta “di un messaggio potenzialmente importante per la salute pubblica perché pensare che la cannabis sia particolarmente dannosa può distrarre l’attenzione dagli effetti negativi di altri tipi di comportamenti o sostanze come alcol e sigarette”.

Articolo originale su dolcevitaonline.it: Cannabis e cervello: dalla psicosi alle funzioni cognitive, cosa dice la scienza?

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