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La cannabis è femmina
Autore: Valentina Varisco 27/03/2018 - 07:09:00

La cannabis è femmina, questa è una certezza. Per affermarlo partiamo dal presupposto che l’infiorescenza utilizzata in ogni sua declinazione, compresa la cannabis light, proviene solo della pianta femmina. Negli anni 70 alcuni coltivatori iniziarono a produrre sensimilla, coltivando campi le cui piante femmine venivano separate dai maschi per evitare l’impollinazione. Con questo metodo le piante si concentravano solo sulla produzione di fiori coperti da gocce di resina più abbondanti, anziché produrre semenza. Questo tipo di coltivazione diventò immediatamente popolare.

Con grande orgoglio oggi sono le donne a portare avanti la rivoluzione cannabica. Sarà per empatia biologica ma questo business in ascesa è dominato da figure femminili; gli ultimi dati USA del 2017 sottolineano una leadership del 38%, e un 63% di alte posizioni dirigenziali. High Times conferma questa tendenza dopo aver analizzato un convegno avvenuto a Seattle tra scienziati, medici, inventori, designer ed imprenditori: tutte donne. Per catalizzare il girl power, nel 2014 a Denver nasce la Women Grow, lungimirante entità for-profit che aiuta le donne ad avere successo tramite la costruzione della nuova industria americana.

Non solo il Colorado, ma anche la California vanta figure rivoluzionarie del settore, come la celebre “Dr Dina”, soprannominata così dal rapper Snoop Dogg (proprietario di MerryJane e produttore della serie “Queens of the stoned age” il cui core è il rapporto tra donne e l’erba). Nel 2003 a L.A., dopo aver abbandonato una carriera nella moda, Dina iniziava il suo percorso aiutando un amico malato di cancro ad ottenere la cannabis terapeutica.
Ad oggi è la proprietaria del più antico dispensario del sud degli USA, vincitore di molteplici cannabis cup e nominato il migliore di Los Angeles. Questa donna ha aiutato concretamente il paese a regolamentare il business seguendo come consulente varie aziende. Ha ispirato il personaggio protagonista della multi premiata serie Weeds, ha creato un ente di compassione come garante della marijuana medica gratuita per malati e bisognosi, ed ha raccolto migliaia di dollari per sostenere coloro che scontano pene legate a reati non violenti in cui è coinvolta l’erba. Ha sviluppato la più innovativa collaborazione dell’industria mai avvenuta, creando 12 varietà a marchio Netflix dedicate al lancio di Disjointed2 (serie rivelazione Warner Bros), della quale è consulente.

Se ci spostiamo in un altro quartiere di L.A. troviamo Cheryl Shuman e la sua incredibile storia, fondatrice nel 1996 del Beverly Hills Cannabis Club, definita nel 2015 dal New York Times “The Queen of cannabis”. Cheryl, imprenditrice da milioni di dollari ha prima combattuto un cancro, poi subito un tragico incidente che l’ha costretta a molteplici operazioni e ad oltre un anno di riabilitazione per poter riprendere a camminare. I mass media sono stati affascinati dalla sua storia ma ancor di più dal suo coming out come investitrice. Ad oggi è stata coinvolta nel lancio di 1700 nuove aziende e gestisce un fondo d’investimento da oltre 100 milioni di dollari destinato alla cannabis.

Nel 2010 ha contribuito al rilancio di “Kush Magazine”, portandoli da 150mila dollari di ricavi lordi a oltre 6,5 milioni di dollari di entrate in 18 mesi. La Shuman si occupa in modo dedicato allo sviluppo del settore al femminile ed investe su nuove figure chiave come le mamme attiviste, che lottano per garantire cure alternative ai propri figli malati, tendenza che sta iniziando a spopolare in tutto il mondo. Oltre alla rete statunitense “Moms for Marijuana” (la più importante esistente) anche in Cile ed in Sud America in generale è stata costituita l’associazione “Mama Cultiva” in cui le mamme lottano per garantire cannabis ad alti livelli di CBD per i figli epilettici. Questa operazione ha portato il Cile ad essere pioniere della coltivazione terapeutica in Sud America.

Articolo originale su dolcevitaonline.it: La cannabis è femmina

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