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“Apriamo a Viterbo il primo negozio di marijuana legale”
Autore: nuovoredattore2  27/03/2018 - 00:54:00

Economia - Intervista a Claudio Nastase che sta per inaugurare uno shop di erba che non sballa 

Claudio Nastase di Just Weed

I prodotti di Just Weed

I prodotti di Just Weed

I prodotti di Just Weed

Il logo di Just Weed

Viterbo – La sagoma di una foglia verde a cinque punte, con un serpente attorcigliato. Ricorda quello del bastone di Asclepio, che nell’antica Grecia era il dio della salute, divenuto il simbolo della medicina. È il logo di Just Weed, il primo negozio di marijuana legale a Viterbo.

Dal 7 aprile prossimo al civico 12 A di via Cairoli inizieranno ad essere esposti e venduti biscotti, pasta, cosmetici, creme e oli a base di canapa. Ma anche teche con le infiorescenze. La cosiddetta cannabis light. “Ovvero – spiega il viterbese Claudio Nastase, che di Just Weed è socio insieme ad Antonio Limogelli – con Thc, il principio attivo, non superiore allo 0,6% come da legge. Ma con un cannabidiolo (Cbd) che favorisce il rilassamento”.

La marijuana legale, che sta conquistando il mercato, non ha effetti psicotropi. Ma fumata è comunque dannosa per la salute. Dannosa come qualsiasi cosa che per combustione viene fumata. Le infiorescenze di canapa sono legali, ma non c’è destinazione d’uso. “Sull’etichetta è scritto: ‘Materiale per uso tecnico non atto alla combustione’. È un prodotto da collezione – sottolinea Nastase -. Io la vendo, ma il cliente non potrebbe fumarla”.

Claudio Nastase, come è nato Just Weed?
“È un’idea che ho avuto con degli amici, con i quali ho già aperto degli shop a Roma. Inizialmente ero molto titubante, credevo poco nella commercializzazione di un prodotto senza Thc. Pensavo che sarebbe stata solo la moda di un momento, che sarebbe scoppiata per poi perdere valore e interesse. Ma alla fine mi sono reso conto che era molto di più della sola vendita delle infiorescenze. Un aspetto fondamentale, che purtroppo molti ancora non percepiscono, è ad esempio quello terapeutico. Perché Just Weed commercializza anche e soprattuto alimenti con la canapa, che hanno valori nutrizionali ricchi di vitamina E, omega 3 e 6 che non si trovano in nessun altro alimento. E poi ci sono le linee cosmetiche, le creme e gli oli che sono dei veri e propri concentrati di Cbd”.

Cos’è il Cbd?
“Un estratto della pianta di cannabis, che al suo interno ha mille sostanze. L’unica illegale è il Thc, ma dal 2016 una legge autorizza la coltivazione e la vendita di piante con semi che non superino lo 0,6% di Thc. Togliendo il Thc, che è l’essenza psicotropa, l’essenza che dà la botta chimica in testa, che crea lo sballo, che confonde o annebbia la vista, rimane il Cbd. Ovvero la parte che rilassa, sia a livello fisico che mentale”.

Perché ha deciso di investire su Viterbo?
“Perché è una città ricca, anche di turismo. Ma soprattutto perché a Roma, dove da due anni a questa parte sono già stati aperti più di quattrocento punti vendita che stanno crescendo in maniera notevole, saremmo stati un puntino in una mischia, con una clientela esclusivamente di quartiere. A Viterbo, invece, siamo i primi. E con Antonio Limogelli, il mio socio, ho deciso di dare un’opportunità a questa città e crescere con questa città”.

Qual è la clientela di Just Weed?
“Le infiorescenze ovviamente possono essere vendute solo ai maggiorenni, mentre sui cosmetici o i prodotti alimentali il bollino over 18 non c’è. Eppure, anche se sembrerà strano e spesso nessuno ci crede, questo tipo di mercato interessa soprattutto uomini e donne dai 28 ai 70 anni. Certo, i più giovani sono incuriositi. Ma quando poi comprano le infiorescenze e magari le fumano, non trovando lo sballo iniziano a dire: ‘Questa roba fa schifo, è una merda, non funziona’. Le persone più grandi, invece, non vogliono la botta chimica. Un padre di famiglia, ad esempio, che ha sempre fumato l’erba ma che ora si trova in difficoltà ad andarla a comprare dallo spacciatore o più semplicemente non vuole più avere gli occhi rossi o essere confuso, è attratto dalle infiorescenze perché in esse ritrova il sapore e l’essenza dell’erba. Ha una sensazione di rilassatezza, ma non rischia di incorrere in perquisizioni o arresti”.

Quindi le infiorescenze vengono vendute per essere fumate?
“No, per legge. E sulle confezioni è specificato: ‘Non adatto alla combustione’. Vengono vendute come prodotto tecnico per uso da collezione, che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Ovviamente chi le compra, quando esce dal negozio e arriva a casa, poi ci fa quel che vuole. Con le nostre infiorescenze, che vengono coltivate in Svizzera, in realtà andiamo a combattere le farmacie, perché vendiamo prodotti che a livello medico possono sostituire completamente medicine come lo Xanax. Come l’olio allo Cbd, ad esempio, con uno Cbd che va dal 5 al 25%. Può essere preso la sera, mettendone una goccia sotto la lingua prima di andare a dormire, e aiuta a combattere l’insonnia. Come il decotto con l’erba. La si mette sul bollitore, si estrae il principio attivo della piante e poi si beve come fosse una tisana. Tutto questo, ovviamente, succede in paesi esteri. In Italia medici che prescrivono la cannabis e che stanno lottando per la sua legalizzazione ci sono, ma devono rimanere nell’anonimato. Just Weed non vende marijuana terapeutica, bensì un prodotto tecnico e da collezione. Una marijuana che non può essere commercializzata per essere fumata, come l’olio non può essere venduto per metterlo sotto la lingua”.

Come vengono vendute le infiorescenze?
“In delle buste marroni, sigillate, a cui viene spillato uno scontrino che ne attesta la legalità. Sulle confezioni, che vanno dai 2,5 ai 20 grammi, è scritto il nome dell’erba acquistata, che non è adatta alla combustione e il Cbd contenente. E la quantità di Cbd, come la qualità del seme e dell’infiorescenza scelta, ne fanno variare anche il prezzo, che oscilla da un minimo di 12 a un massimo di 18 euro al grammo”.

Ma un acquirente che per strada viene fermato dalle forze dell’ordine con una busta di infiorescenze in tasca cosa rischia?
“Se la confezione è ancora integra, ovvero ha il sigillo e lo scontrino ancora attaccati, non dovrebbe succedere nulla. Carabinieri e polizia potrebbero però venire in negozio e chiedere perché abbiamo venduto le infiorescenze e se possiamo venderle. Noi forniamo le certificazioni e tutto finisce. Ma se la confezione è già stata manomessa o l’acquirente sta fumando le infiorescenze in strada, le forze dell’ordine potrebbero fargli il foglio per averlo trovato, secondo loro, con sostanze stupefacenti. Potrebbero sequestrarle per poi farle analizzare. Ma alla fine verrà fuori che era erba con un Thc entro lo 0,6%, e quindi inferiore ai minimi stabiliti dalla legge, e viene tutto depenalizzato”.

Si aspetta dei controlli nel punto vendita di via Cairoli?
“Sì, potrebbero esserci. Anche perché stiamo aprendo qualcosa di nuovo. Anzi, spero che questi controlli ci siano. Perché così potremmo fornire tutta la documentazione che attesta la regolarità della nostra attività. Con il mio socio, sono anche super disponibile a conoscere il comandante della stazione dei carabinieri di Viterbo. E speriamo di essere accolti senza pregiudizi”.

Da Just Weed è possibile trovare pure prodotti alimentari a base di canapa…
“Sì. Il nostro primo fornitore è un’azienda sarda che produce pasta, tagliatelle di grano duro, marmellate, pane carasau, prodotti biologici e vegan a base di canapa. C’è poi un’azienda di Livorno che dà alle galline solo semi di Cbd, cosicché le loro uova abbiano valori nutrizionali notevolmente differenti da quelle normali. Per le tisane, invece, ci riforniamo al nord Italia e in Germania. Mentre nel Lazio c’è una società di Roma che produce muesli, cereali e olio da condimento. Sempre a base di canapa”.

Just Weed è già nella Capitale. Qual è il suo fatturato?
“Il primo shop aperto, in soli due mesi, ha incassato 120mila euro. Il punto vendita di Trastevere ha invece fatto quattromila euro solo all’inaugurazione. Mentre quello di piazza Bologna continua a totalizzare seicento, settecento euro al giorno. Insomma, le cifre sono enormi e gli incassi notevoli”.

Raffaele Strocchia

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